Lo scollaboratore e il “pensiero problematico aziendale”

Lo scollaboratore e il “pensiero problematico aziendale”

Avete presente quando un imprenditore prova disagio ad entrare nell’ufficio di un suo collaboratore per chiedere qualcosa? Oppure quando egli ti dice <<…di questa cosa ne devo parlare con…>>? O, ancora, quando entusiasta illustra a tutti i collaboratori una nuova iniziativa e qualcuno di loro dice: <<…non si può fare, hai pensato che potrà accadere che…>>

Ebbene, in questi casi l’imprenditore ha uno scollaboratore in azienda.

Questo soggetto, nella maggior parte dei casi, è preparato, competente e potenzialmente produttivo ma possiede la facoltà di distruggere i gruppi di lavoro. Lo  scollaboratore è molto difficile da gestire perché, con il tempo, l’imprenditore vede progressivamente eroso il suo potere di ingerenza nell’area di competenza dello scollaboratore.

Il tempo che l’imprenditore dedica alla gestione di questo individuo lo distoglie dal dedicarsi all’espansione, anche a causa del peggioramento progressivo del clima aziendale: gli altri collaboratori si lamentano spesso di avere difficoltà relazionali con lo scollaboratore e l’imprenditore deve gestire periodicamente queste situazioni di tensione.

Il principale elemento da tenere in considerazione per identificare uno scollaboratore in azienda è la valutazione della sua capacità di relazione, ovvero quanto la sua presenza nel gruppo di lavoro sia gradevole per tutti e con quale qualità si sviluppano le relazioni fra gli individui del gruppo.

Perché questo soggetto si comporta in questo modo? Eppure lavora per un’azienda di cui dovrebbe essere fiero, che gli garantisce una vita dignitosa e che, in molti casi, gli offre prospettive.

Comprenderne le cause è relativamente importante, determinante è comprendere come si può gestire la relazione con uno scollaboratore e quanto danno (economico) egli crea all’azienda.

Lo scollaboratore è una persona che va contro corrente, non coopera, è sempre in contrasto con la maggior parte delle decisioni aziendali, è ordinariamente in polemica con l’ambiente che lo circonda, guarda sempre quello che non funziona, distrugge l’entusiasmo e la creatività dell’azienda, è ipercritico.

Sono gli specialisti della filosofia del “pensiero problematico aziendale”.

L’imprenditore ha  una nuova attività da svolgere: migliorare le risorse umane, identificare ed allontanare lo scollaboratore dall’azienda individuando, al suo posto, persone di talento.

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